La dipendenza non riguarda soltanto “la forza di volontà”: spesso è il risultato di un intreccio tra vulnerabilità emotive, abitudini, ricerca di sollievo rapido, fattori relazionali e contesti di vita che alimentano il comportamento. Intervenire in modo mirato significa lavorare sia sul sintomo, uso/condotta, sia sulle funzioni psicologiche che lo sostengono.
Uscire dal ciclo della dipendenza è possibile?
Le dipendenze da sostanze possono riguardare l’uso costante di alcol, cannabis, cocaina o altre sostanze e includere anche l’abuso di stimolanti, sedativi o farmaci assunti senza indicazione medica, oppure con modalità congrue. Tuttavia, ciò che definisce davvero la dipendenza raramente è la sostanza in sé: è il modo in cui, nel tempo, l’uso smette di essere una scelta e diventa una necessità. La perdita progressiva di controllo, l’aumento della tolleranza, il bisogno di ripetere l’assunzione per ottenere sollievo e la comparsa di conseguenze sulla salute, sulle relazioni, sul lavoro e sulla qualità della vita sono segnali di un circuito che si autoalimenta.
Questo circuito spesso nasce da una funzione inizialmente “comprensibile”: ridurre la tensione, silenziare pensieri ruminanti ed intrusivi, placare un dolore emotivo, colmare un vuoto, sostenere prestazioni o evitare emozioni intense. L’uso offre una tregua, più che una soluzione, e la tregua tende ad accorciarsi con il tempo. Così, nel quotidiano, possono emergere craving, irritabilità, insonnia e instabilità emotiva; aumentano l’isolamento e la riduzione degli interessi, fino a restringere progressivamente la vita attorno all’uso. In questo passaggio la sostanza diventa una risposta automatica a stress, ansia, fatica emotiva o bisogno ideale di una presenza rassicurante, pertanto la persona non la utilizza più per piacere, ma per non stare peggio.
Uscire da una dipendenza sia essa da sostanze, comportamentale o affettiva, è possibile quando si interviene su due livelli: non solo riducendo o interrompendo l’uso, ma comprendendo cosa lo attiva e cosa lo mantiene. Un percorso terapeutico mirato aiuta a riconoscere i trigger, leggere i momenti ad alto rischio, gestire il craving e costruire alternative concrete di regolazione emotiva e gratificazione, così che il bisogno di abbandonare i pensieri non debba suscitare necessariamente il continuo ricorrere alla dipendenza. L’obiettivo è recuperare progressivamente, autonomia, libertà di scelta, stabilità ed equilibrio vitale, ricostruendo il proprio percorso di vita che non dipenda più da un sollievo immediato ma che sia costante e duraturo nel tempo.

